RAEL vince l'appello in Svizzera riguardo i preti cattolici pedofili: Quale sarà il verdetto in Belgio?

In seguito alle lamentele di 40 preti, nel 2002 tre Raeliani di Givevra avevano subito una condanna per diffamazione. Siuccessivamente, il pronunciamento della Corte Federale Svizzera ha ribaltato questo giudizio, affermando che le parole usate nel controverso volantino dei Raeliani non erano "completamente infondate" né "diffamatorie" nei confronti dei preti cattolici nel loro insieme.

Ecco un estratto da un articolo pubblicato nel quotidiano La Liberté di sabato 13 dicembre 2003 (pagina10):

"RAEL VINCE L'APPELLO RIGUARDO LA VICENDA DEI PRETI PEDOFILI", Losanna.

La Corte Federale assolve tre Raeliani che avevano distribuito dei volantini invitando le persone a proteggere i propri figli dal clero.

La storia risale all'Aprile 2001. Tre membri del Movimento Raeliano avevano distribuito a Ginevra un volantino che invitava i genitori a non mandare più i propri figli al catechismo per proteggerli dalla pedofilia. In particolare, il volantino affermava che il rischio di abusi sessuali era statisticamente più elevato tra i preti cattolici che tra la popolazione generale. In più, accusava le gerarchie ecclesiastiche di proteggere i preti pedofili con il pretesto del segreto confessionale. In seguito a questo fatto, quaranta preti della città, incluso il vescovo locale Monsignor Pierre Farine, avevano esposto denuncia per "discrimination razziale". La corte di polizia di Ginevra condivise la denuncia, e nel dicembre 2002 condannò i tre Raeliani ad una sentenza sospesa di due mesi di prigione. Con una sentenza emessa Lunedi e divulgata il 12 dicembre 2003, il Tribunale Federale ha appena rovesciato questa decisione e concesso ai tre Raeliani un risarcimento di 3000 franchi.

Secondo la Corte Federale, la più alta autorità legale del paese, il volantino non suggerisce che i preti siano esseri deplorevoli a causa della loro religione, né che l'appartenere al clero cattolico predisponga alla pedofilia. In effetti, esso non attacca i preti cattolici in generale ma soltanto il comportamento deviato di una parte di loro. Dal momento che la critica non è direttamente collegata all'affiliazione religiosa, non si tratta di un caso di discriminazione. In più, la Corte Federale riconosce come "non completamente infondata" l'asserzione secondo cui ci sono statisticamente più pedofili tra i preti cattolici che nella popolazione generale, e che i preti condannati rappresentino solo la punta dell'iceberg. "È infatti pubblicamente noto che ci sono preti pedofili e che le gerarchie ecclesiastiche non sempre prendono tutti i provvedimenti necessari per impedire il ripetersi di tali abusi".


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Un caso simile è ancora aperto in Belgio. La diocesi di Liege ha vinto il suo caso in appello, dopo che l'aveva perso in primo grado. Di conseguenza l'associazione NOPEDO, emanazione del Movimento Raeliano, è stata condannata a correggere ciò che sarebbe da considerarsi come un linguaggio estremo. Il caso è comunque ancora aperto, ed è attualmente all'esame della corte suprema. Speriamo che la Giustizia belga mostrerà la stessa saggezza della sua controparte svizzera, e che anche i giudici belgi faranno uso del loro buon senso. Condannare coloro che osano proclamare la verità – per quanto spiacevole possa essere alle orecchie di alcuni - non giova in alcun modo ad una società che si trova ad affrontare un problema serio come la pedofilia, che il Movimento Raeliano e la sua guida spirituale RAEL condannano fermamente.


Ettoreonvenerdì 23 aprile 2010 - 11:15:39

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